PROGETTO
DEL PATRIARCATO UCRAINO DI GREGORIO XVI
Alexander Baran
Analecta OSBM, Section II, Volume III (IX) 3-4, 1961,
pages 454-475.
Il problema dell'erezione di un Patriarcato Ucraino non è sorto soltanto
nel secolo dicianovesimo. Già nell’anno 1583 durante le prime
trattative svolte da parte della Metropolia di Kiev con la Santa Sede, e che
avevano come scopo l'unione della Chiesa Ortodossa con la Chiesa Cattolica,
gli ucraini e i bielorussi chiedevano la creazione di un Patriarcato in luogo
dell’antica Metropolia. L'anno dopo, poichè si prospettava la
possibilità dell’unione di tutto l’Oriente Cristiano, la
Santa Sede pensò all’opportunità di trasferire il Patriarcato
Costantinopolitano sul territorio Ucraino1.
Dopo la conclusione dell'Unione di Berest (1596), ai tempi del Metropolita
Giuseppe Velamin Rutskyj, la questione acquistò un importanza maggiore,
poichè nell'anno 1623 gli ucraini dissidenti promisero di accedere
all’unione, se fosse stato creato il Patriarcato di Kiev. Il Metropolita
Rutskyj s'interessò sinceramente di questa proposta e dopo lunghe trattative
giunse a certe posizioni comuni con la gerarchia dissidente, sicchè
il 4 maggio 1624 mandò a Roma tutte le proposte relative all’erigendo
Patriarcato. A Roma tuttavia, data la complessità del problema, non
si seppe per allora come risolverlo concretamente, e tutta la questione fu
rimandata ai tempi, in cui si potesse vedere più chiaramente circa
il da farsi. La S. Congregazione de Propaganda Fide sollevò questo
problema soltanto nel 1629 e dopo tre sessioni (4 e 22 gennaio e 6 luglio)
si pronunciò in linea di massima favorevolmente circa l’erezione
del Patriarcato di Kiev. Ciò fu d’incoraggiamento al Metropolita
di continuare le trattative con i dissidenti, ma purtroppo col decorrere del
tempo le circostanze mutarono sfavorevolmente per gli ucraini e i bielorussi
uniti. Nel 1631 morì il Metropolita dissidente di Kiev Jov Boreckyj
con il quale Rutskyj conduceva le trattative, mentre il suo collaboratore
Arcivescovo Melezio Smotryckyj già nel 1627 passò dalla parte
dell’unione. In effeto nel campo dissidente con c’era più
una personalità autorevole ed anilata di buona volontà, con
cui si potesse contuniare le trattative. Si aggiunse a questo il fatto che
durante il regno del nuovo re polacco Vladislao IV (1632-1648) gli ortodossi
ebbero maggiori privilegi degli uniti alla Chiesa Cattolica, e in seguito
a ciò per un tempo non desideravano nè l’unione nè
il Patriarcato2.
Tale atteggiamento dei dissidenti non durò tuttavia a lungo, perchè
per l’interesssamento del Palatino di Volynia, Principe S. Sangusko,
nel 1635 furono rinnovatte le trattative unionistiche e riproposto il problema
del Patriarcato3. Il nuovo Metropolita
dissidente Pietro Mohyla era favorevole all’unione a condizione che
fosse creato il Patriarcato di Kiev; egli però doveva procedere con
cautela per non perdere il favore dei Cosacchi4.
Anche la Santa Sede procedette in tutto questo problema del Patriarcato molto
cautamente. Essa non voleva provocare sentimenti di ostilità verso
Roma nei greci dato che in quei tempi c’era la speranza anche della
loro unione con la Chiesa Cattolica5.
Per tutte queste ragioni non si giunse alla creazione del Patriarcato, sebbene
per opera dei Metropoliti uniti di Kiev e del re Vladlislao IV6
le trattative tra i cattolici ed i dissidenti durassero ancora per molti anni.
La questione dell’erezione del Patriarcato di Kiev divenne per l'ultima
volta attuale negli anni 1673-74, quando il Re polacco Giovanni Sobieski,
per far cessare le lotte religiose interne ed ottenere la unione con la Chiesa
Cattolica di tutta l'Ucraina e la Bielarussia, propose al Nunzio Apostolico
di Varsavia la creazione del Patriarcato al posto dell’antica Metropolia
di Kiev7. Tuttavia questa volta la
Santa Sede, assillata com’era dal pericolo turco, non potè occuparsi
a più a fondo di questo problema, per cui la Metropolia unita di Kiev
rimase soltanto Metropolita, finchè lo Zar della Russia Nicolò
I non l’ebbe dfespoticamente soppressa nell’anno 18398.
Dopo questa violenta soppressione rimase cattolica soltanto la Chiesa di Halicia
[Galicia], la quale, dopo la spartizione dell Polonia nel 1772, fu assegnata
all’Impero Austriaco. Per essa nel 1808 fu rinovata l’antica Metropolia
di Haly9.
Per questa rinnovata Metropolia ed anche per gli ucraini dell’Ucraina
Carpatica, I quail anch’essi si trovavano a far parte dell’Impero
Austro-Ungarico, il Papa Gregorio XVI, per sollevare gli ucraini cattolici
a protestare contro la violenta soppressione della Chiesa Unita degli ucraini
e dei bielorussi sotto l'occupazione russa, decise di creare un patriarcato.
A questo scopo all’inizio del mese di maggio del 1843 la Segretaria
di Stato spedì al Governo Austriaco una «Pro-Memoria»,
nel quale si diceva che era necessario concedere agli ucraini cattolici una
maggiore dignità gerarchica, e cioè: o Patriarcale o Primaziale,
e che il Patriarcato sarebbe stato per essi più consono; tuttavia se
l’Ungheria, di cui gli ucraini carpatici erano sudditi, non fosse d’accordo
pelr il Patriarcato, o per un Primate per tutti gli ucrailli, erano da crearsi
per essi due Primati10.
Metternich, capo del Governo Austriaco, ricevuto il citato «Pro-Memoria»,
rimase entusiasta dell’idea del Patriarcato e promise il suo pieno appoggio
alla realizzaione dei pia,o del Sommo Pontefice11.
Nonostante tutto ciò il progetto non potè essere realizzato
a causa della situazione politica che era venuta a crearsi. Infatti in Ingheria
già nel 1844 si stava diffondendo il nazionalismo irredentista, il
quale dopo Quattro anni condusse all’insurrezione nazionale mgiara?
L’insurrezione fu domata nel 1849, ma I moti insurrezionali ebbero come
una delle conseguenze la caduta del Governo di Metternich; e così l’idea
del Patriarcato Ucraino perse il quo potente caldeggiatore.
La Santa Sede, nonostante tutti questi cambiamenti, non perse la speranza
di realizzare I suoi paini, e quando il 31 luglio 1850 il Primate ungherese,
per raccomandazione del Governo di Vienna, postulò dal Sommo Pontefice
Pio IX l’erezione di una Metropolia Romena in Transilvania12,
essa risollevò la questione del Patriarcato Ucraino, chiedendo al Nunzio
Apostolico di Vienna informazioni circa la possibilità concreta della
sua istituzione13.
Il Nunzio rispose alla domanda di Roma il 1à aprile 1851, assicurando la Santa Sede che gli ucraini s meritavano ed avevano bisogno di questo Patriarcato, ma che, nelle circostanze di allora, sopratutto a causa dell’opposizione degli ungheresi, non era opportune la sua erezione14.
Purtroppo in questa relazione del Nunzio Apostolico di Vienna non è
difficile riconoscere l’influsso della Gerarchia magiara, la quale non
voleva permettere che si arivasse all’unità religiosa tra la
Halicia e l’Ucraina Carpatica. Le critiche che il Nunzio fa nella sua
relazione al Vescovo di Mucaciv, basilio Popovyc, non sono altro che la ripetizione
delle critiche ed accuse dell’Episcopato magiaro contro il Presule ucraino,
il quale lotto sempre per l’unità religiosa e nazionale degli
ucraini nell’Impero Austriaco.
La questione del patriarcato Ucraino fu trattata a Roma il 15 marzo 1853 dalla
Segreteria di Stato nella S. Congregazione degli Affari Ecclesiastici Straordinarii,
dove, dopo l’esame di tutti i documenti insieme con l’ultima relazione
del Nunzio Apostolico di Vienna, i Cardinali presenti decisero che non si
poteva ancora creare un solo Patriarca per tutti i cattolici di Rito Bizantino
nell’Impero Austriaco; e tutta la questione fu differita ad altro tempo15.
Così finì il grandioso e lingimirante progetto del Sommo Pontefice
Gregorio XVI; tuttavia, sebbene esso non fu realizzato, divenne la base dell’azione
che più tardi il Papa Leone XIII promosse per la creazione del Patriarcato
di Leopoli. Di questa azione noi qui non possiamo occupareri, perchè
i documenti di quell recente periodo storico non sono ancora sucetibili di
pubblicazione. Ci limitiamo quindi alla pubblicazione di quell materiale documentario
degli Archivi Romani, che si riferiscono al progetto del Papa Gregorio XVI.
1.
Roma, V. 1843.
La Sede Apostolica comunica al Governo di Vienna il suo progetto per l’erezione di un patriarcato ovvero Primazia degli Ucraini Cattolici d’Austria
ASV, Acta S. Congregationis Concistorialis, an. 1953, vol. II, Fasc. 45, s.n.
Pro-memoria intorno ai cattolici Ruteni
communicata dall’I.R. Gabinetto Austriaco nel maggio 1845.
La recente defezione di alcnni Vescovi Ruteni16 dalla cattolica unità, disgraziatamente avvennta nella Lituania e nelle adiacenti regioni, le circostanze che l’accompagnarono; tutto ciò che fu poi messo in opera per avvolgere loro scisma l’intiera popolazione delle rispettive provincie; e il danno spirituale di una gran moltitudine di anime che n’è derivato; siccome cagionarono il più vivo cordoglio nel paterno animo del Sommo Pontefice17 ; così l’hanno obbligato ad occuparsi in maniera particolare dello stato di quella travagliata nazione, affine di adottare col divino ajuto quei provvedimenti che si trovassero i più idonei a riparare all’accaduto, o ad impedire se non altro ulteriori rovine. Fra i molti oggetti di affiizione e di timore che in tale considerazione ci sono presentati a Sua Santità, fu per Essa di non lieve conforto il volger lo sguardo a quella non piccola porzione di Ruteni cattolici, i quali hanno la felicità di trovarsi nei dominii Austriaci, ove l'augusto Imperatore e Re18 ascrive a particolare sua gloria il proteggere la vera Religione Cattolica con prestarsi volenteroso a coadjuvare la S. Sede in ciò che riguarda il maggior bene spirituale dei fortunati suoi sudditi.
Intanto questi stessi Ruteni soggetti all’Austria, sebbene si veggano
trattati amorevolmente dal suo Governo, pure è ben lungi che siano
esenti da gravi pericoli di seduzione. Ed è appunto su tale riflesso
che la Santità di Nostro Signore si è determinata a chiamare
l'attenzione del religioso Sovrano. Esiste pur troppo anche in questa porzione
della Nazione Rutena un gran residuo della sua antica animosità verso
i Latini19; la quale trova tuttora
il suo alimento nel paragone umiliante fra la diversa condizione di questi
e di quelli. Non può difatti non riconoscersi che ad onta delle contrarie
disposizioni di Sommi Pontefici20 una
gran parte delle nobili e ricche faimglie, appartenenti anticamente al rito
Ruteno, sono passate di tempo in tempo al Latino; che le Chiese dei Ruteni
sono men belle delle Latine; che i relativi benefizi eeclesiastici sono più
scarsamente dotati; che il Clero in genere, e in conseguenza anche il popolo,
è meno istruito in confronto dei Latini. Vero è che questa inferiorità
d’istinzione deriva principalmente da altra causa intrinseca, cioè
dal non essere interdetto ai Preti Ruteni, l’uso del matrimonio contratto
prima dell’ordinazione, e dal trovarsi quindi i medesimi soverchiamente
distratti dalle moltiplici cure della propria famiglia: al che si aggiunge
che l'Ordine dei Monaci Basiliani, che in altri tempi si distingneva tra loro
per le virtù e per la scienza, trovasi ora ridotto ad un piccolo numero
di poco valenti soggetti. Ma in ogni modo la ignoranza stessa siccome contribuisce
senza alcun dubbio all’avvilimento della Nazione, così alimenta
in essa l'invidia verso i Latini, e indebolisce il suo attaccamento alla cattolica
unità. Non mancano intanto per altra parte motivi e circostanze che
invitano gli stessi Ruteni allo scisma; poichè oltre all’esservi
anche ne’ Domini Austriaci una gran moltitudine di greci scismatici
(con dieci Vescovi dipendenti dalla Metropolitana scismatica di Carlovics21,)
hanno poi i Ruteni medesimi quasi sotto i propri occhi lo stato in apparenza
floridissimo delle Chiese Russe scismatiche nelle vicine regioni, ove un potente
Monarca22 nulla purtroppo risparmia
di quanto crede poter contribuire alla dovizia e allo splendore del suo pretesto
cattolico culto orientale.
In tale stato di cose egli è facile il riconoscere la convenienza,
anzi la necessità di determinarsi a dei prudenziali provvedimenti per
sollevare i Ruteni degli Stati Austriaci dall'avvilimento nel quale si trovano,
e con ciò raffermarli il più che si possa nell’attaccamento
e nello amore alla cattolica unità. La cosa non è senza grave
interesse anche dal lato della politica; ma non è nell’intendimento
di questi fogli il considerarla sotto un tal aspetto. Bensì il S. Padre
si propone d'interessare la religione dell’augusto Imperatore e Re a
cooperare coi suoi ajuti e colla sua protezione alle misure che dalla stessa
Santità Sua si giudicherebbero convenienti al bene spirituale della
Nazione Rutena.
Fra i vari provvedimenti che in questa considerazione si presentarono come vantaggiosi a a quell fino, uno ve n’è che sembra dover essere il principale, cioè quello di dar ai Ruteni un Capo Ecclesiastico fornito di particolare onoranza e di convenienti prerogative, il quale sotto la necessaria dipendenza della S. Sede abbia poi il modo di proteggere il Rito Ruteno e di rimetterlo in quello splendore che gli conviene.
I Ruteni cattolici dei Domini Austriaci si trovano principalmente nell’Ungheria
e nella Galizia; e sebbene formino una popolazione di vari milioni, padre
non hanno in tutto che quattro Vescovi, cioè i Prelati di Leopoli e
di Premislia nella Galizia; e quelli di Munkatz e di Eperies nell'Ungheria:
lo che peraltro vuolsi intendere dei ruteni strettamente tali; poichè
si hanno anche altre Chiese vescovili in Ungheria od in Transilnmia, nelle
quali il rito è il medesimo, ma la lingua è diversa, e sarebbero
la diocesi di Crisio composta di Serviani, e le diocesi Valache di Gran Varadino
e di Fogaratz. Tra tutti questi Prelati di Ungheria non v’è n’ha
veruno che abbia grado superioe a quello di semplice Vescovo: e lo stesso
accadevva nella Galizia, ove poi il Sommo Pontefice Pio VII ad istanza dell’Imperatore
Francesco di g1. me. innalzò LeopoIi coll’unito titolo di Halicia
al rango di Chiesa Metropolitana 23.
Ora pertanto se si vuole onorare i detti Ruteni col sottoporli ad un superiore
ecclesiastico di maggior grado, converrebbe dar loro un Primate o un Patriarca.
Il Patriarca sarebbe al certo gradito da essi assai più, come quello
che più si confà alle antiche abitudini delle Nazioni orientali;
e in esso i Ruteni Austriaci avrebbero per avventura un onore da eccitare
la invidia anche di tutti gli Scismatici della loro Nazione sia però
nella erezione di una Chiesa Primaziale, sia molto più in quella di
un Patriarcato convien ricordarsi del lagrimevole abuso, che fecero altre
volte della loro autorità i Prelati delle principali Chiese di Oriente;
e perciò a rimuovere un simile pericolo sarà di assoluta necessità
di apporre in tal direzione le cautele e le limitazioni convenienti.
Del resto in ambedue i casi non è senza difficoltà la scelta
della Sede da assegnarsi sia al Primate sia al Patriarca; poichè l'unica
Chiesa
Rutena che abbia presentemente un rango distinto è quella di Leopoli;
ma forse la Ungheia non sarà contenta che I suoi Ruteni siano assoggettati
ad un Prelato di Galizia 24. In questa
ipotesi converrà o ristringere per ora la provvidenza ai soli Ruteni
della Galizia medesima (nella quale potrebbe col tempo ammentarsi il numero
dei Vescovi di quel rito), o dare a quel nuovo superiore ecclesiastico una
residenza alternativa, o in fine rinunciando all'idea del Patriarcato, far
due Primati uno per la Galizia, ed uno per la Ungheria. Intanto il S. Padre
prima di prendere su tutto 1'esposto argomento una positiva determinazione
ha voluto che fossero comunicati confidenzialmente all’Imperiale e Reale
Gabinetto Austriaco i suoi divisamenti, per conoscere quali possonio essere
in proposito i desiderii di Sua Maestà, e quindi risolvere con riscambievole
intelligenza. Non saprebbesi da Sua Santità dubitare, che l'augusto
Sovrano non sia per dare in questa circostanza una prova novella della sua
deferenza verso la S. Sede, e del suo impegno nel secondare le di Lei Apostoliche
cure con ogni maniera di protezione e di aiuto.
Si è dato di sopra un cenno della decadenza in che ora trovasi l’Ordine
Basiliano; i cui Monaci furono in altri tempi di grande onore ed aiutarono
efficacemente lo zelo del Clero Ruteno25.
Sarebbe al certo cosa utilissima il ravvivarne lo spirito; e si potrebbe fin
da ora adottare a tal uopo una misura preliminare. Tale saria da deputazione
di un qualche abile Prelato Ruteno che visiti i loro Monasteri con Apostolica
autorità 26. Sembra questo l'unico
mezzo di conoscere a fondo lo stato, in cui essi si trovano, sia nell’economico,
sia negli studi, sia nella osservanza della regolar disciplina; e per ravvisare
quindi le risorse che possono aversene per un successivo miglioramento. La
S. Sede ha informazioni vantagiosissime della pietà, dello zelo e della
prudenza di Monsignor Iachimovicz 27
Ausiliare dell’ Arcivescovo di Leopoli; e si proporrebbe di affidare
al medesimo la detta visita, concorrendovi il gradimento di Sua Maestà
Imperiale Reale Apostolica.
2.
Vienna, 8 VI. 1843.
Il Nunzio di Vienna scrive al Segretario di, Stato che il Principe Metternich è d’accordo con la Sede Apostolica sul progetto del Patriarcato e per rea1izzarlo presta la sua efficace cooperazione.
ASV, Archivio della Nunziatura di Vienna, vol. 280F, fol.
84-5.
Segret. di Stato
Progetto sui Ruteni di Galizia
8 Giugno 1843.
Non poi desiderassi 28 adesione più
completa e più volenterosa dalla parte del Signor Principe di Metternich
29 al progetto sui Greci-Uniti di questa
Monarchia che V. Em.za. gli ha fatto comunicare da questo Signor Conte Lutzow
30 in separato Pro-Memoria. Esso Sig.
Principe vi trova tutta la convenienza e l'utilità possibile, e più
volte mi ha ripetuto, che il detto Pro-Memoria è un lavoro perfetto
in tutte le (f. 84 v.) sue parti, che non lascia nulla a desiderare e che
gli ha servito per avere di tutto l’affare una nozione la più
esatta e la più completa, nulla essendo sfugito all’Em.za Vostra
di ciò che è necessario avere in vista nella pertrattazione
di simile affare. Si vede bene, soggiunse quindi con accento di vera sodisfazione,
che la S. Sede conosce perfettamente il vero stato dei Greci-Ruteni di Galizia
e dei Greci-Uniti di Ungheria; sono le sue stesse parole.
Siccome l'affare deve esser trattato per le vie ordinarie, egli lo ha già
messo in corso, e si riserva a darne officiale riscontro quando potrà
esprimere a Vostra Em.za la definitiva intenzione di Sua Maestà in
proposito. Egli sarebbe d’opinione che giovarebbe riunire sotto un sol
Capo quelli di Galizia e quelli di Ungheria, e che per non mettere in troppa
collisione la dignità di Primate con quella già esistente in
Ungheria, sembrarebbe preferibile quella di Patriarca. Ciò non è
però che una pura sua semplice e momentanea riflessione e si riserva
dopo più maturo esame di entrare ne' rispettivi detagli. Fratanto assicura
che dalla parte di questo Governo si presterà senza il minimo dubbio
la più pronta edefficace cooperazione; poichè per se stesso
ç chiaro quanto ciò contribuisca pure a conservarsi più
fedele ed ossequiosa una parte così (f.85) considerabile di sudditi...
3.
Vienna, 15. XI. 1844.
Il Nunzio di Vienna rassicura la Sede che Metternich, nonostante le difficoltà, vuole realizzare il progetto del Patriarcato.
ASV, Archivio della Nunziatura di Vienna. vol. 280G, fol. 152-154.
Segreto di Stato
Greci-Ruteni Uniti
15 Novembre 1844.
Mi fu gratissimo dare pronta esecutione agli ordini comunicatimi... 31
(f. 153 v.) In tale occasione fu del tutto spontaneo dalla parte del Signor
Principe (Metternich) il tenermi proposito del noto progetto della S. Sede
di elevare la Sede Arcivescovile Rutena di Lemberg o qualche altra del medesimo
Rito in questa Monarchia ad una maggiore dignità sia Patriarcale, sia
Primatiale. Egli diffatti mi ripetè che non lo ha perduto di vista,
e che malgrado le somme difficoltà che s’incontrano per poterlo
ridurre ad effetto tuttavia ne riconosce la convenienza ed il vantaggio. Però
durante la Dieta di Ungheria 32 non
era prudenza di mettere in campo un progetto simile, poichè qualunquemodo
si fosse annunziato, ed anche supposto il consenso de’ Greci Uniti di
Ungheria, era troppo probabile che l'opposizione se ne sarebbe servita per
un altro elemento à suoi continui e pazzi clamori, potendo far credere
che si volessero sottoporre ad un'autorità straniera, o almeno non
nazionale. Nè d'altronde sembrarebbe opportuno il lasciarli esenti
dalla giurisdizione di un Primato (f. 154.) o Patriarca dello stesso loro
rito qualora venisse costituito nella Monarchia onde non generare fra essi
l'idea di una supposta divisione.
Ora però che si pose fine a questa tempestosissima Dieta mi promise il prelodato Signor Principe, che si continuerà con impegno l'esame del pregetto di discorso, per poter decidere in quale latitudine ed in qual modo converrà meglio adottarlo onde ridurlo ad effetto.
I documenti 4-5 sono in preparazione