GIOSAFAT — UNO «SVIATITEL» IDEALE
Cardinal Tomas Spidlik, SJ
dall' Analecta OSBM, Section II, Volume VI (XII) 1-4, 1967
1. - SANTITA VESCOVILE
Non vi è dubbio che si possa parlare della «spiritualità
vescovile». Si tratta di uno degli stati più importanti nella
vita della Chiesa. S. Paolo ha tracciato, nelle lettera a Timoteo, le linee
essenziali dei doveri e dei privilegi dei vescovi, che stanno nel centro della
casa di Dio (1 Tim. 3,15), come Padri del suo gregge (3, 4.5)1.
Ma, fino al sec. V, la pietà cristiana si nutriva colle biografie dei
martiri e dei monaci. Un modello nuovo di santità— il vescovo
come capo della communità cristiana — appare nel mondo gallo-romano
con la Vita Martini, Vita Ambrosii, Vita Germani 2.
La Chiesa slava orientale venera più di una settantina dei suoi santi
vescovi, sviatiteli, ma una biografia esemplare di questo tipo appare relativamente
tardi. Il fatto che la funzione vescovile era riservata ai monaci, non resto
senza influenza sulla spiritualità dei presuli 3.
Non desta meraviglia che, dal punto di vista ascetico, i migliori candidati
furono quelli, che, da parte loro, non mostrarono nessun desiderio di abbandonare
il proprio convento. Le biografie dei santi vescovi spessissimo, di fatti,
non sono altro che un elogio di virtù monastiche, conservate nel palazzo
vescovile, trasformato in una specie di convento. Gli antichi sviatiteli slavi
sono di questo tipo; così per es. S. Niceta di Novgorod (+1108), S.
Stefano di Vladimir-Volynsk (+1094), S. Efrem di Perejaslavl (+1100).
La liturgia slava deve il suo esemplare di una santità veramente vescovile
al monaco serbo Pacomio il Logoteta, il quale fu chiamato nel 1440 dal Monte
Athos a Mosca per adattare le biografie dei santi alle esigenze dell'ufficio
liturgico. Scrisse, come tipo degli sviatiteli, la vita di S. Eutimio di Novgorod
(+ 1459). E' difficile dire, in che modo essa poteva penetrare direttamente
nella formazione spirituale di S. Giosafat, che risentiva gli influssi molto
diversi. Comunque non possiamo far a meno di paragonare l'eroe per l'unità
del popolo di Dio con questa immagine, quasi ufficiale, suggerita dalla liturgia
slava che S. Giosafat celebrava e con tutto il cuore amava.
2. - MONACHESIMO SPIRITUALE
Nel pensiero di S. Basilio Magno e di altri dottori della Chiesa orientale,
la vita monastica non è che la vita cristiana nella sua perfezione
4. Seguendo questa linea di pensiero,
più tardi, presso gli slavi, la perfezione e la santità furono
considerate inseparabili dalla vita nei conventi. Giuseppe di Volokolamsk
(t 1515) nega agli secolari ogni possibilità di arrivare a un tale
grado di perfezione, per poter essere canonizzati 5.
Era usanza che i laici, almeno prima della morte, ricevessero la tonsura monastica.
Contro questa persuasione generale, la Vita di S. Eutimio di Novgorod costituisce
quasi una specie di polemica. Il suo eroe è nell'intimo del cuore un
vero monaco, dedito alla preghiera, all'esercizio della povertà, ai
digiuni ed alle mortificazioni. Il tutto, senza ostentazione, in mezzo del
mondo, nella società! Porta di nascosto catene. «Ve ne sono —
dice il Logoteta — di quelli che vivono in prosperità e si ricoprono
di vesti chiare per non avvilire la dignità vescovile» 6.
Nella società, si è costretti talvolta a circondarsi del fasto
esterno, ma nel cuore «bisogna stimare tutto ciò come qualcosa
di transitorio... simile a un sogno, ad un ombra..., non mangiare mai pane
a sazietà» ...
Le testimonianze sulla vita di S. Giosafat dimostrano il suo amore appassionato
per la vera vita monastica, solitaria. «Tutto acceso dall'amore di Dio
— dice V. Rutskyj — che... voleva ritirarsi nel deserto per potersi
dedicare interamente a Dio senza distrazione alcuna» 8.
Se non gli fosse stato proibito dagli « uomini spirituali di un altro
ordine) (probabilmente dai Padri Gesuiti di Vilna) sarebbe divenuto anche
un jurodivyj, stolto per Cristo 9.
Divenuto basiliano, viveva « quasi sepolto nella sua cella »,
tutto dedito «a leggere, a scrivere e a pregare») 10.
Eletto vescovo, cambiò la vita radicalmente. Amava ritirarsi a pregare
nei luoghi più reconditi della casa 11.
Non cessò di portare il cilicio, ma sotto gli indumenti vescovili,
in segreto. I suoi assassini, quando lo spogliarono, trovarono questi strumenti
di penitenza e furono presi dal dubbio di aver ucciso qualche «monaco»
al posto del «vescovo» 12.
3. SERVIZIO DELLA CHIESA
Sotto il peso delle circostanze, il santo vescovo è quindi costretto
a condurre quasi una doppia vita: vive nel mondo, ma il cuore dell'asceta
sincero ne soffre. Nondimeno, accetta questo sacrificio a causa del suo dovere
verso la Chiesa. Questo avvicinamento dei monaci alla Chiesa appare chiaramente
nella vita di S. Basilio e di altri vescovi dell'antichità cristiana.
Da parte sua la Chiesa apprezza questo servizio dei monaci 13.
Nella biografia di S. Eutimio, il servizio alla Chiesa s'intende soprattutto
nel senso morale: il vescovo usa tutta la sua autorità per calmare
le passioni, per far osservare le leggi canoniche, per pacificare la comunità
cristiana. La Chiesa di Mosca ha canonizzato tre metropoliti, Pietro (+1326),
Alessio (+1378) e Giona (+1461), a causa dei loro merili per il prestigio
della Chiesa locale e nazionale.
Guardando sotto questo aspetto la vita di S. Giosafat, la sua persona risplende
in una luce ideale. Egli ha compreso la problematica del suo tempo. Non si
sente più un principe feodale, preso soltanto dall'interesse spirituale
del suo territorio proprio, ma un apostolo della Chiesa universale, la quale
è «la comunione dei fedeli sotto un unico capo invisibile, Cristo,
e un unico capo visibile, il vicario di Cristo» 14.
«E in che cosa consiste l'unità? Nel fatto che la fede sia una,
anche se i riti ecclesiastici e la liturgia è diversa nelle nostre
Chiese russe e nelle Chiese romane» 15.
«E tutti quelli che sono in questa Chiesa, partecipano pienamente ai
sacrifici, ai sacramenti, alle preghiere ed altre opere buone che si fanno
nella Chiesa, così come un membro partecipa alla forza del. l'altro
membro» 16.
4. - MARTIRIO
L'ideale più sublimee più originale della santità cristiana
resta sempre il martirio 17. Anche
la vita monastica è un martirio incruento, un «martirio di coscienza»
18. Un espresso richiamo al martirio
si trova anche nella Vita di S. Martino 19.
Il Logoteta non dubita che i santi vescovi possano essere venerati al titolo
dei «martiri e posti più in alto dei martiri», dovendo
subire «grandi mali da parte degli empi». Vedendo (le ingiustizie
dei re e dei potenti... essi devono ricordare ai re i loro doveri».
Così neì periodi di pace e di prosperità essi trovano
«i propri carnefici, creano dosi dei persecutori» come già
S. Crisostomo ed altri 20.
E' interessante notare, come nella lettera di S. Giosafat al cancelliere lituano
ricorrono simili richiami: «Desidero — scrive il santo —
imitare questi grandi vescovi Crisostomo, Ambrogio, Stanislao 21
ed altri i quali non ebbero paura nè degli imperatori nè dei
re, nè dei grandi signori, ma seguirono sempre il loro dovere secondo
Dio» 22. Nella materia di fede,
l'autorità del governo vale poco, le sue decisioni non sono d'accordo
con la legge di Dio 23. «Il mio
giuramento di vescovo mi obbliga a difendere i diritti miei e l'incolumità
della Chiesa, quando sono calpestati» 24.
Contro i pacifisti superficiali dichiara S. Giosafat: la pace è certamente
un grande bene, ma soltanto la pace di Cristo, non quella falsa. Del resto
Gesù stesso disse: «Non son venuto a portar la pace, ma la spada»
(Mal. 10, 34) 25. La Chiesa di Cristo
ècome una barca, giammai esente dall'impeto dei flutti «sia che
ci siamo noi sia che non ci siamo, questo conta poco; se però vi è
qualcuno che crede che l'impeto dei lutti sia dovuto piuttosto alla nostra
esagerazzione, può citarci in giudizio, convincerei secondo il diritto,
e poi buttarci, come Giona, fuori da questa navicella» 26.
La morte per la causa sacrosanta dell'unione delle Chiese fu un pensiero caro
al nostro santo. Fra molte testimonianze ne scegliamo una proveniente dall'amico
più intimo Velamin Rutskyj, ripieno anche lui dello stesso entusiasmo.
Subito dopo la morte del santo scrisse al papa Urbano VIII: «Da una
parte sono rattristato, che mi sia stata tolta la presenza fisica di colui
che per me era la mano destra. Dall'altra mi è stato tolto con una
morte così gloriosa, per cui mi rallegro moltissimo... E siccome per
la gloria di Dio, per la santa unione, per l'autorità della Sede Apostolica,
il nostro martire ha dato la sua vita, presentiamo a te, Sommo sacerdote,
questa ostia viva e immacolata, perchè venga offerta a Dio onnipotente
per mezzo della Vostra Beatitudine. Conceda Dio, nel tempo del suo beneplacito,
l'incremento all'opera nostra, che noi piantiamo col nostro sudore e irrighiamo
col nostro sangue» 27.